Conosciuto come il “Premio Nobel per l’ambiente”, il Goldman Environmental Prize celebra ogni anno, dal 1990, sei straordinari attivisti provenienti da sei diverse regioni del mondo. Si tratta di persone comuni che, con coraggio eccezionale e spesso a rischio della propria incolumità, si oppongono a gravi minacce ambientali per proteggere il pianeta.
Come recita un post dell’account ufficiale del premio su Instagram:“The Goldman Environmental Prize honors ordinary people who take extraordinary action to protect our planet.”
Un tributo, dunque, a chi agisce con determinazione e responsabilità in contesti spesso lontani dai riflettori, affrontando problemi ambientali locali che hanno ripercussioni su scala globale.
Dalla fondazione a oggi: un riconoscimento nella lotta alla crisi climatica
Il premio nasce nel 1989 per volontà dei filantropi Richard e Rhoda Goldman e viene oggi assegnato dalla Goldman Environmental Foundation, con sede a San Francisco, California.
Ogni anno i vincitori vengono selezionati da un’apposita giuria internazionale tra le candidature riservate inviate da una rete globale di organizzazioni e attivisti. A essere premiati sono sei rappresentanti, uno per ciascuna delle seguenti aree geografiche: Africa, Asia, Europa, Nord America, America Centrale e Meridionale, e Isole e Nazioni Insulari.
Oltre alla cerimonia ufficiale, i vincitori partecipano a un viaggio istituzionale di dieci giorni tra San Francisco e Washington D.C., durante il quale incontrano esponenti del mondo politico, economico e ambientale, partecipano a conferenze stampa, eventi pubblici e momenti di confronto con i media.
Perché questi gesti contano
Quando si parla di crisi climatica, si tende spesso a pensare a grandi summit internazionali, politiche governative o decisioni aziendali. Ma la verità è che il cambiamento parte anche, e soprattutto, dalle azioni delle persone.
Fermare la costruzione di una diga, impedire lo sversamento di rifiuti tossici, difendere una foresta, un fiume o una costa: ogni gesto può avere un impatto enorme, non solo sull’ambiente locale, ma sul benessere collettivo e sui diritti delle comunità. Il Goldman Environmental Prize dà voce proprio a queste storie di resistenza e rinascita, ricordandoci che ogni territorio difeso è una promessa di futuro.
Chi ha vinto il Goldman Environmental Prize 2025?
Anche quest’anno, il Goldman Environmental Prize ha celebrato sei protagonisti della difesa ambientale, selezionati da altrettante regioni del mondo. Donne e uomini che, con determinazione e un profondo legame con il proprio territorio, si sono opposti a pratiche distruttive, spesso sfidando interessi economici e rischi personali.
Il Goldman Environmental Prize 2025 racconta sei storie diverse, ma unite da un filo comune: la volontà di proteggere ciò che è essenziale per la vita — l’acqua, l’aria, le foreste, i mari, i diritti umani e quelli della natura.
Siamo in un momento in cui l’ambiente, insieme alle città che abitiamo, è sempre più esposto agli effetti dei cambiamenti climatici e alla necessità di ripensare modelli energetici e ambientali sostenibili.
Ecco i vincitori dell’edizione 2025, veri e propri custodi della biodiversità, dei diritti ambientali e protagonisti nella lotta contro la crisi climatica:
Mari Luz Canaquiri Murayari – Perù | America Centrale e Meridionale
Mari Luz Canaquiri Murayari, leader indigena del popolo Kukama, ha portato avanti una battaglia decennale per proteggere il fiume Marañón, uno degli affluenti più importanti del Rio delle Amazzoni e fonte vitale per la sua comunità.
In un’area tra le più minacciate della foresta amazzonica peruviana – dove la biodiversità si intreccia con una profonda ricchezza culturale – Mari Luz è riuscita a ottenere un risultato storico: il riconoscimento dei diritti della natura, un passo fondamentale verso la tutela dell’ecosistema fluviale.
Semia Gharbi – Tunisia | Africa
In Tunisia, Semia Gharbi ha portato alla luce un traffico illecito di rifiuti tossici provenienti dall’Italia. Grazie al suo impegno, sono stati rimpatriati ben 282 container di spazzatura pericolosa che erano arrivati illegalmente nel Paese nordafricano.
Il suo coraggio ha messo in discussione pratiche opache e ha contribuito a rafforzare i controlli sulla gestione internazionale dei rifiuti. Un esempio concreto di giustizia ambientale che ha difeso il diritto alla salute dei cittadini e la dignità del territorio tunisino.
Laurene Allen – Stati Uniti | Nord America
Nel cuore del New Hampshire, Laurene Allen ha trasformato la rabbia di una comunità colpita dall’inquinamento da PFAS – sostanze chimiche persistenti, dannose per la salute – in una mobilitazione civica efficace.
La sua azione ha portato a una maggiore consapevolezza sui rischi legati a queste sostanze e ha spinto le istituzioni ad adottare regolamenti più severi e misure di contenimento. Un lavoro prezioso, nato dal basso, che ha reso visibile un problema globale troppo spesso ignorato.
Carlos Mallo Molina – Spagna (Isole Canarie) | Isole e Nazioni Insulari
Carlos Mallo Molina, nelle Isole Canarie, ha fermato un progetto ad alto impatto ambientale: la costruzione del porto di Fonsalía, destinato a compromettere uno dei tratti di mare più ricchi di biodiversità in Europa.
La sua campagna, sostenuta da scienziati, ambientalisti e cittadini, ha salvato un habitat marino essenziale per balene, delfini e tartarughe. Un successo che dimostra il potere della mobilitazione pubblica e della conoscenza scientifica nell’influenzare le scelte infrastrutturali.
Batmunkh Luvsandash – Mongolia | Asia
Ex pastore nomade, Batmunkh Luvsandash ha scelto di difendere il suo territorio da un grande progetto minerario nel deserto del Gobi.
Ha documentato gli effetti devastanti delle attività estrattive su uno degli ultimi paesaggi incontaminati della regione, mettendo in luce anche il loro impatto sulla crisi climatica.
Il suo impegno ha sensibilizzato l’opinione pubblica e le autorità, portando alla creazione di un’area protetta e salvaguardando così un fragile equilibrio ecologico minacciato dagli interessi industriali.
Besjana Guri e Olsi Nika – Albania | Europa
Besjana Guri e Olsi Nika hanno scritto una pagina storica per la conservazione europea: grazie alla loro battaglia, il fiume Vjosa, uno degli ultimi corsi d’acqua incontaminati del continente, è diventato il primo Parco Nazionale di un fiume selvaggio in Europa.
La loro campagna ha coinvolto attivisti, comunità locali, esperti e artisti, generando un movimento culturale e ambientale che ha detto “no” a dighe e speculazioni, e “sì” a un modello di sviluppo in equilibrio con la natura.
La lotta alla crisi climatica comincia anche dai piccoli gesti
Queste storie parlano di fiumi salvati, deserti protetti, mari difesi, comunità ascoltate. Parlano di coraggio, di resistenza civile, di amore per la propria terra.
In un momento storico in cui la crisi climatica appare spesso troppo grande per essere affrontata, il Goldman Environmental Prize ci ricorda che ogni gesto conta. La lotta per il clima e per la giustizia ambientale non è riservata ai grandi summit internazionali. Nasce ogni giorno, nelle mani di chi sceglie di agire.
Ed è anche nostro compito, come aziende, istituzioni e cittadini, riconoscere, sostenere e imparare da questi esempi di responsabilità e visione.
